
Ci siamo passati tutti: c’è una relazione da scrivere, una telefonata difficile da fare o una pratica burocratica da sbrigare. Sappiamo bene che prima la faremo e prima ci saremo tolti il pensiero. Eppure, improvvisamente, riordinare il cassetto dei calzini in ordine cromatico o ripulire tutte le stoviglie delle feste diventano priorità assolute.
Questo comportamento è da sempre stato etichettato come semplice pigrizia, scarsa forza di volontà o incapacità nella gestione di tempo e impegni. Nuove riflessioni in ambito psicologico moderna e sostenute dal contributo delle neuroscienze introducono un’altra interpretazione: procrastinare non è un problema di gestione del tempo, ma un problema di gestione delle emozioni.
I ricercatori Tim Pychyl e Fuschia Sirois, tra i massimi esperti mondiali del tema, definiscono la procrastinazione come la priorità data alla riparazione dell’umore a breve termine a discapito degli obiettivi a lungo termine.
Quando rinvii un compito, non stai rifiutando l’azione in sé, ma l’emozione negativa che associ a quell’azione:
Evitando il compito, la mente riceve un sollievo immediato. Questo sollievo attiva una piccola scarica di sollievo che premia il cervello, rinforzando il vizio di rimandare e trasformandolo in un’abitudine automatica.
A livello cerebrale, la procrastinazione è il risultato di un vero e proprio “tiro alla fune” tra due aree fondamentali: l’amigdala e la corteccia prefrontale.
Studi di neuroimaging condotti da ricercatori dell’Università della Ruhr a Bochum hanno dimostrato che chi procrastina abitualmente tende ad avere un’amigdala più sviluppata o iperattiva e una connessione meno efficiente con la corteccia cingolata anteriore (dACC), l’area che aiuta a filtrare le emozioni ed eseguire l’azione nonostante il disagio.
Sebbene rimandare offra un sollievo immediato, genera un conto molto amaro da pagare dopo:
| Fase | Risposta Psicologica / Fisiologica |
| 1. Evitamento | Sollievo istantaneo (Riparazione dell’umore). |
| 2. Accumulo | Il tempo stringe, la scadenza si avvicina. |
| 3. Senso di Colpa | Subentrano vergogna, autocritica e ansia amplificata. |
| 4. Stress Cronico | Aumento del cortisolo, affaticamento e calo dell’autostima. |
Se le agende e le classiche liste “step by step” da sole non bastano, è perché provano a risolvere un problema emotivo con strumenti di pianificazione puramente concettuali. Per sbloccarsi e’ importante agire direttamente sulle proprie emozioni:
Si può iniziare dicendo a sé stessi: “Lavorerò su questa relazione per 5 minuti. Poi posso fermarmi.”
È consigliabile ridurre le distrazioni al minimo, ad esempio lasciando lo smartphone in un’altra stanza o chiudendo le schede del pc che non stiamo utilizzando e potrebbero deviare la nostra attenzione. Limitiamo ogni opportunità di distrarci ulteriormente dal compito.
Le ricerche condotte in ambito della self-compassion (o auto-compassione) hanno dimostrato che perdonare sé stessi per aver procrastinato riduce la quota di stress e vergogna, rendendo più facile ripartire subito invece di rimanere bloccati nei morsi del senso di colpa.
Un obiettivo come “Scrivere la tesi” è troppo complesso e in prospettiva potrebbe spaventare. Convertilo in azioni concrete e definite come “Scrivere le prime 3 righe dell’introduzione”.
Bibliografia